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Il bosco in tavola con il foraging e le erbe selvatiche. Valeria Margherita Mosca racconta il rapporto con la foresta di Wooding Wild Food Lab.


Valeria Mosca nel bosco. Scegliere gli ingredienti e le erbe selvatiche commestibili per la creazione di piatti di cucina
Valeria Margherita Mosca


Wooding Wild Food Lab è un vero e proprio laboratorio scientifico che si occupa di catalogare sotto il punto di vista chimico/nutrizionale il cibo selvatico (erbe selvatiche, frutta, funghi, alghe, bacche e molto altro) prettamente vegetale e presente sul pianeta.  Non lavoriamo solo in Italia ma collaboriamo anche con molte realtà estere come ad esempio l’università di UC Davis in California che ha un Dipartimento che studia specificatamente questo argomento.

Ci occupiamo inoltre della divulgazione della cultura del cibo selvatico in molti modi, partendo dalla formazione sia amatoriale che professionale, attraverso consulenze elaboriamo prodotti a basso impatto ambientale, non solo tradizionali ma anche edibili, le cosiddette food forest


Abbiamo inoltre molti progetti istituzionali che divulgano la cultura del cibo selvatico e del foraging, l’arte di raccogliere il cibo selvatico, cercando alcune volte di re-instaurare il rapporto sinergico tra uomo e foresta contestualizzandolo nel tempo.

Abbiamo ad esempio il progetto “Thinking like a Forest”, condiviso con ERSAF e localizzato nelle foreste lombarde certificate, che si pone l’obiettivo di recuperare aree ex-agricole abbandonate, spesso montane (ex alpeggi) e in contemporanea di fare formazione ai giovani delle stesse aree sul foraging, cercando di trasmettere il valore della sinergia uomo-foresta. Purtroppo l’abbandono delle aree agricole come gli alpeggi crea dei grandi danni sia a livello culturale che ecologico, facendo scomparire una grande fetta di biodiversità da un habitat seppur semi-antropizzato, a causa del fenomeno della “discesa del bosco”.      


In questi casi noi, dopo aver ripulito l’alpeggio, andiamo a re-innestare da seme selvatico le stesse piante che ci crescevano prima del loro abbandono, dando una mano alla biodiversità a ritornare ad uno stato vicino a quello originale.


Abbiamo insegnato foraging sei ore alla settimana in un istituto agrario e alberghiero per tutto l’anno e i risultati sono stati sorprendenti: una grande fetta degli studenti che statisticamente avrebbero abbandonato i loro territori, hanno imparato a riconoscere l’ambiente circostante come una ricchezza, inventandosi delle attività imprenditoriali correlate che sono andate a riaccendere il tessuto socio-economico e turistico dell’area nel rispetto più totale dell’ambiente.     


 In sintesi quello che ci preme comunicare è che la foresta non è solo “legno” o “passeggiate”, ma un insieme infinito di cultura e risorse ed è fondamentale per l’uomo recuperare il rapporto sinergico con essa, smettendo di vedere le sfere “naturale” e “umana” come separate.



Per leggere tutta l'intervista segui il link

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